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TECNICA - I canali artificiali
Di Giuseppe Boschetti (del 25/06/2008 @ 12:04:49, in Tecnica, letto 14630 volte)

Cemento da un lato e cemento dall’altro lato, con l’acqua che scorre nel mezzo più o meno lenta. È questa in sintesi la struttura di un canale artificiale. Sicuramente il posto più brutto, dal punto di vista visivo, in cui andare a pescare.
Canale Emiliano-romagnoloBruttezza non significa assenza di pesci anzi. La popolazione ittica varia a seconda del luogo da cui il canale preleva l’acqua che scorre nel suo letto artificiale.
Per esempio nella Muzza che preleva l’acqua dall’Adda troviamo trote. Nell’Emigliano-Romagnolo, le cui acque derivano dal Po, sono presenti lucci, black-bass, lucioperca e siluri. Nei Navigli, alimentati dal Ticino, si trova un po’ di tutto, con gli “abitanti”che variano a seconda si vada nella zona di “prelievo” o di “rilascio”.
I cavedani sono presenti ovunque!
Sbagliato pensare anche che le taglie delle catture siano sempre piccole. Pezzi da “90” ci sono.
Se il cibo è presente il predatore di turno lo mangia ed ingrassa. Tornando all’aspetto, quello che lascia più perplessi è la mancanza dei classici riferimenti intorno a cui far muovere le nostre esche. Se l’acqua è limpida si vedono le immancabili scie di erbe acquatiche in prossimità del fondale ed i soliti rifiuti “umani” tipo copertoni, lavatrici e via discorrendo, ma niente di più. Un po’ pochino!
In realtà oltre a quelli elencati ve ne sono altri ben visibili ma a cui noi non siamo abituati a pensarli come spot di lancio.Schema spot di lancio
I più evidenti, anche per le dimensioni, sono i ponti ed i sistemi di chiuse. Qui la struttura del canale forma rientranze, dovute ai piloni di sostegno e ad altri “marchingegni”. Ottimi nascondigli per i predatori da cui sferrare l’attacco, favoriti anche dalle ombre proiettate in acqua dalle strutture soprastanti.
Ben visibili anche i sistemi di rallentamento del flusso d’acqua. Queste barriere, che attraversano parzialmente il canale, offrono zone di riparo e di caccia a corrente nulla o quasi, in cui stazionano le nostre prede in attesa di qualche ignaro “boccone” transiti a portata dei loro denti.
Di difficile interpretazione sono gli scalini di manutenzione. Per i pesci ricreano una specie di micro zona della corona, classica di fiumi e laghi. Al riparo tra un gradino e l’altro, il predatore staziona visionando il “traffico” sopra la propria testa.
Faticosamente individuabili sono invece le eventuali rotture nelle pareti del canale. Crepe, più o meno estese e profonde, rappresentano delle piccole “primate” formando tane e ripari sia per i predatori che per le prede. Da non sottovalutare quindi i lanci ed i recuperi lungo le pareti apparentemente “inutili ed infruttuose” del canale.
I nostri rifiuti, se "grossi" come lavatrici, carrelli della spesa, copertoni etc.,  forniscono tane e nascondigli.
Un avvertenza molto importante. Le pareti dei canali, dritte od inclinate che siano, sono spesso estremamente viscide. Un’eventuale caduta in acqua, se non si ha un appiglio nelle immediate vicinanze a cui aggrapparsi, può trasformarsi rapidamente da un bagno rinfrescante ad una tragedia. Occhio quindi a dove si mettono i piedi!

 
 
 
 
 
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