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TECNICA - Capire come avviene "l'attacco" aiuta nella scelta dell'artificiale.

Di Giuseppe Boschetti (del 21/04/2008 @ 14:01:26, in Tecnica, letto 41451 volte)
L’esca perfetta esiste? La risposta è purtroppo no! Non facciamoci illudere da pubblicità ingannevoli. Le società che producono esche artificiali pur con grandi sforzi, non sono ancora arrivate alla perfezione. Le uniche esche “ideali” sono rappresentate dalle prede naturali. Questo però non deve né scoraggiarci né deprimerci. Bisogna solo saper scegliere quella che è la migliore per quel determinato momento e situazione. Conoscere gli ambienti ma soprattutto i nostri “avversari”, è di estrema importanza nella scelta dell’artificiale da utilizzare, sicuramente presente nella nostra “cassetta” ma che non abbiamo mai usato al momento giusto. Un attacco, a parte casi di competizione, fastidio o di difesa “parentale”, non avviene per caso. Lo possiamo dividere in tre fasi legate ai sensi: uditiva, visiva ed olfattiva. Analizziamole, senza addentrarci in noiose spiegazioni scientifiche, in modo da sfruttarne i concetti per sfruttare al meglio le esche in nostro possesso.

Quale esca?Ti ho sentito!

Nella maggioranza dei casi, vuoi a causa dell’opacità o oscurità dell’acqua o per la lontananza tra gli predatore e preda, quest’ultima inizialmente non viene vista ma sentita. La fase “uditiva” quindi, proprio perché la prima ad accadere, è quella che riveste la maggiore importanza. La preda movendosi emette “rumori” che sono avvertiti dai nostri predatori tramite la linea laterale e l’orecchio. La prima intercetta “suoni” sino a circa 200 hertz il secondo da circa 100 hertz sino a 3000 hertz, dipende dall’orecchio del nostro predatore. Non a caso in molti artificiali sono state inserite delle sferette per creare suoni alle frequenze “alte” delegando al movimento quelle basse. Nel trambusto dei suoni acquatici il nostro predatore effettua la prima e fondamentale selezione. Quello particolare suono che sento è “appetibile”? Se la risposta è positiva il suo interesse si sveglia e si “muove” alla ricerca del produttore del suono “mangereccio”. Questo non significa che dobbiamo usare solo artificiali che incorporano sferette. Se le hanno meglio! Al limite utilizzando uno dei noti “trucchi” possiamo aggiungerle. Ma indipendentemente della presenza o meno delle sferette, dobbiamo imparare a muovere in maniera ottimale le nostre esche. Perché con un dato tipo di artificiale di una certa misura catturiamo mentre se ne cambiamo le dimensioni ne facciamo di meno o addirittura nessuna? Perché, a parità di dimensioni, un tipo di artificiale funziona alla grande e l’altro in misura minore? A parte qualche raro caso, tutti gli artificiali in commercio, indipendentemente dal tipo e dalle dimensioni, funzionano perfettamente. Semplicemente uno lo muoviamo meglio dell’altro facendogli emettere i giusti “suoni”!

Ti ho visto!

Passato il primo test “uditivo” è giunto il momento di superare quello “visivo”. Non ha molta importanza la forma perfetta, altrimenti, per esempio, i cucchiaini ed altre esche “strane” fallirebbero questa fase. Quello che ha importanza è “l’aspetto globale” durante il movimento e principalmente l’emissione di “lampi di luce e di colore”. Per non sbagliare, i colori imitanti le prede naturali vanno sempre bene. Scostandoci da questi, dobbiamo fare i conti con: il colore e la trasparenza dell’acqua, la giornata più o meno luminosa, la profondità a cui facciamo viaggiare la nostra esca ed infine con lo spettro visivo degli occhi della nostra preda. Per esempio gli studiosi affermano che il black bass ha una predilezione per l’arancione, il lucioperca per il rosso etc. Troppe variabili da considerare e mettere insieme. Non è questa la sede adatta, ci vorrebbe un intero libro per arrivare ad una risposta concreta ….forse! Conviene affidarsi alle seguenti regole empiriche:

1. Più scuro è il giorno e più scura deve essere l’esca.
2. Più luminosa è la giornata e più brillante deve essere l’esca.
3. Più “sporca” è l’acqua e più luminosa deve essere l’esca.
4. Più è chiara è l’acqua e più scura deve essere l’esca.

In caso di incongruenza, per esempio giornata scura e acqua sporca, meglio dare retta alle regole riguardanti il colore dell’acqua o stare su colori definiti neutri. I colori scuri sono per esempio il nero, il marrone e il blu petrolio. Quelli neutri il perla, il rosso-arancio, l’argento ed il giallo oro. Quelli brillanti il rosa, il chartreuse, il blu elettrico ed il bianco-ghiaccio. Difficile dire per ogni categoria quello migliore!

Preso!Ti assaggio!

Siamo alla dirittura d’arrivo. La nostra esca non è stata rifiutata nei precedenti test selettivi. A questo punto il predatore è a contatto con l’artificiale. Cosa fa? L’assaggia!. Si perché non ha molto tempo per annusarlo. Preferisce dargli una “ciucciatina” visto che gli organi del gusto sono posizionati principalmente all’interno della bocca. Qui decide se quello che ha tra le labbra è commestibile oppure deve essere sputato immediatamente perché indigesto o pericoloso. Le case costruttrici di artificiali in gomma, in genere, imbevono tali esche di sostanze aromatiche. Parecchi studi sono stati fatti a proposito selezionando quelle che più stimolano e piacciono ai pesci. Una soluzione di tipo casalingo è costituita da aromi d’aglio, sale ed anice. Il motivo di tutto questo è prolungare l’assaggio e convincere il predatore che quello che sta degustando è proprio il boccone che voleva e quindi a “divorarlo” avidamente. Per gli altri materiali, balsa e plastica per intenderci, occorre utilizzare “scent” o aromi venduti sottoforma di oli da spalmare o spray. Sicuramente al momento giusto la bomboletta è a casa. Che fare? Sembrerà banale ma la risposta è ferrare, ferrare ed ancora ferrare appena si avverte il minimo intoppo durante il recupero. Non sempre l’abboccata è secca e potente, spesso è estremamente delicata a volte impercettibile.

Concludendo!

Come si può ben immaginare da quanto si è visto, la realizzazione di un’esca “perfetta” che abbia le giuste vibrazioni e suoni comunque la si recuperi, la corretta forma e colore, l’esatto sapore, è un’impresa ardua se non impossibile. Per il momento alle caratteristiche mancanti, potremmo definirle difetti, dobbiamo sopperire noi e capire come funzionano le cose è di grande aiuto nella scelta dell’artificiale da usare. Basta veramente poco per trasformare un cappotto in un’ottima giornata di pesca. Se poi quel giorno le nostre prede hanno deciso di fare lo sciopero della fame, pazienza almeno ci abbiamo provato!
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