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TECNICA - Banchi di ninfee ed erbai. Situazioni difficili: vediamo come affrontarle!

Di Giuseppe Boschetti (del 14/06/2007 @ 21:35:48, in Tecnica, letto 29957 volte)

In primavera rinascono fiori, piante non solo di terra ma anche d’acqua. Ecco che dove prima non c’era niente, trovarci di fronte ad erbai o banchi di ninfee. Una vera manna per i predatori, che possono nascondersi tranquilli e non visti, in attesa che una preda ignara passi a portata di loro denti. Per noi invece è un vero problema. Esempio di banco di ninfeSpesso per la paura di perdere il costoso e prediletto artificiale si evita addirittura di tentarci. Un vero peccato, visto che lì in mezzo potrebbe esserci il pesce più grande mai catturato sinora. Che siano ninfee od erbai poco importa. Il modo di affrontarli è analogo. Vediamo come.

Iniziamo dal perimetro.

Per prima cosa iniziamo a lanciare rasente il limite esterno del nostro banco. E’ chiaro che se siamo in barca avremo più “zona” da sondare rispetto ad un approccio da terra. E’ la parte meno rischiosa per i nostri artificiali. Popper, rane, cavallette, minnow ed artificiali specifici per "walk-the-dog" tipo il ThunderDog della Storm od il nostrano “Filibustiere” sono quelli da usare. Se non si è vista pinna, passiamo a sondare sotto. Utilizziamo quindi vermoni innescati alla Texas-rig, affondano prima, o le Flying-Lure che avendo la particolarità di “navigare” ci permettono di penetrare sotto e dentro la distesa verde. Sempre se siamo in barca potremmo utilizzare anche dei jig ed utilizzare le tecniche del jigging e del flipping. Il discorso è analogo se il banco presenta dei canali di acqua libera. Occorre fare lanci precisi per non allamare l’erba. Le rane, se antialga, è meglio lanciarle sopra i bordi del canale, farle cascare in acqua e poi nuotare. Ne aumenta l’attrattiva. Come alternativa od aggiunta alla rana funziona anche il vermone innescato però senza piombo. Se sino adesso ci siamo rilassati non avendo messo a rischio nessuna delle nostre esche, è giunto il momento di complicarci un pò la vita. esempio di artificiale da utilizzare

I buchi in mezzo al verde

No, non è il titolo di un film di fantascienza. Sono le chiazze libere, più o meno grandi, situate nel mezzo della distesa di ninfee o di erba. Mettiamo in salvo gli artificiali con ancorine ed ami non antialga e teniamo a portata di mano rane siliconiche antialga, vermoni senza piombo, vermoni “con piombo” e Flying-Lure. I primi due servono a lanciare sopra le piante acquatiche. Si recuperano in modo che il loro percorso li porti a cadere dentro la buca, attraversarla e a risalire di nuovo. Così di buca in buca. In questa maniera il predatore viene incuriosito dal “rumore” provocato dall’avanzare della nostra esca sullo strato superiore d’erba. In genere la segue ed attacca appena l’artificiale cade in acqua. I secondi due artificiali servono, come si può benissimo immaginare, a sondare dentro ed in profondità la buca. Vanno lasciati scendere verso il fondo e recuperati facendoli fare movimenti tipo sali scendi con pause. Si lavora più di canna che di mulinello. Passiamo ora al caso più difficile. schema di dove lanciare

Tappeto uniforme senza aperture.

In molti qui rinunciano. In effetti uno non sa cosa fare. Due sono le soluzioni. La prima consiste nel cercare di bucare lo strato erbaceo per far penetrare nell’intrico la nostra esca. Si usano vermoni innescati alla texas-rig aumentando di quel che basta il peso del piombo di testa, dei jig oppure dei minnow siliconici con testa piombata ed antialga. E’ inevitabile che si faccia casino. Si aspetta un attimo prima di iniziare a dar vita l’artificiale, giusto per far “calmare le acque”. Il movimento del recupero è il classico sali scendi sempre fatto tramite movimento della canna. La seconda soluzione è quella di tenere l’artificiale sopra la vegetazione e di farlo ritornare verso di noi dove l’acqua è libera. Le vibrazioni emesse date dal recupero, incuriosiscono il predatore. Spesso è lui a bucare lo strato erbaceo attaccando in modo spettacolare quella cosa che si muove sopra di lui. Altre volte la segue e l’attacca, come nel caso delle buche, appena esce in acqua libera. Da usare in questo caso rane tipo quelle della Panther-martin, scivolano bene, o anche altri oggetti antincaglio. Tanto il pesce non deve vederli, deve solo sentire le vibrazioni emesse.

E se l’erbaio è distante da noi?

la rana ! un vero MITO tra le ninfee!!Se prima qualcuno voleva rinunciare ora lo fa proprio. Se ci facciamo questa domanda vuol dire che siamo a piedi da riva e non in barca o belly-boat. Vuole anche dire che vediamo delle mangiate, vogliamo e non riusciamo a lanciarci minnow e compagnia bella. In questo caso l’unica soluzione è comportarci in modo simile al “tappeto senza aperture” visto prima. Usiamo gli artificiali più pesanti ed antialga che possediamo magari appesantendoli di più, e cerchiamo di raggiungere il bersaglio. In caso di cattura si suderanno le classiche sette camicie per portare a riva il predatore.

L’attrezzatura: canna, filo e mulinello.

Qualcuno si sarà un attimo allarmato al pensiero di portarsi a dietro mezzo negozio di pesca visto gli artificiali nominati. Nessun problema, bastano quelli in proprio possesso appartenenti alle categorie di quelli accennati. Più importante è il ruolo della canna, del filo e marginalmente del mulinello. La prima cosa che fa il pesce allamato è quella di inoltrarsi ancora di più tra la vegetazione per cercare di liberarsi. Dobbiamo quindi evitare che ciò accada nel caso stiamo pescando sul perimetro o dentro i canali. Negli altri casi è già dentro, per nostra “sfortuna”. Abbiamo anche la necessità di portarlo a noi, cosa che si complica notevolmente se la ferrata è avvenuta in mezzo alla vegetazione. In parole povere il pesce va forzato ed anche di brutto. La canna dovrà essere la più resistente e robusta di quelle in nostro possesso, viste le sollecitazioni a cui verrà sottoposta. Il filo? Ovviamente segue il discorso della canna. Che sia un monofilo od un tracciato, l’importante è che abbia il più alto carico di rottura, per intenderci oltre i 10 Kg. Non solo dobbiamo recuperare il pesce che può essere grosso, ma anche sradicare le eventuali erbacce intorno a cui lui ha avvolto se stesso ed il nostro filo. Avere un mulinello con un alto rapporto di recupero non sarebbe male. Ci aiuterebbe nel recupero “forzato” non tanto per l’animazione dell’esca. Se non lo abbiamo pazienza, gireremo più velocemente la manovella di quello che possediamo!

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