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OPINIONI - Street Fishing e Spinfly: un pò di storia e qualche precisazione

Di Giuseppe Boschetti (del 22/01/2014 @ 17:09:28, in Opinioni, letto 15886 volte)

E' da un pò di tempo che sul web si parla di Street Fishing e di Spinfly, ma cosa sono? Cerchiamo di chiarire un pò le idee, raccontando brevemente la loro storia e facendo qualche osservazione.

Street Fishing

A volte è anche denominata Urban Fishing e non è una tecnica ma piuttosto un modo di vivere la pesca. Lo Street Fishing è la pesca svolta in ambiente urbano ossia in città o in paese, nei fiumi , canali o rogge che lo attravesano indipendentemente dalla tecnica usata, spinning, carpfishing, passata, mosca etc..
Chi lo pratica dovrebbe attenersi a certe regole etiche come il no-kill , il rispetto e la valorizzazione delle acque urbane e dei suoi abitanti pinnuti, come ben sottolineato dal blog Street Fishing Italia proprietario dell'omonimo gruppo e pagina su Facebook a cui vi rimando per maggiori informazioni ed approfondimenti.
Questo tipo di attività ha le sue origini intorno al 1980 in Giappone e negli Stati Uniti. In Europa all'epoca si parlava di pesca nei canali cittadini e il principale divulgatore era JAN EGGERS, autore di articoli dedicati allo spinning pubblicati in varie riviste del settore e principalmente sulla fu Spinning. Le immagini di enormi persici e lucci, pescati nei canali di Amsterdam, a corredo dei suoi articoli ti facevano sognare o meglio sbavare dall'invidia.
Negli ultimi anni tale pratica ha iniziato ad interessare sempre più pescatori in Europa ed anche se in ritardo, noi Italiani. Non si sà chi sia stato a dargli l'attuale nome.
Vuoi che la maggioranza dei praticanti utilizza come tecnica lo spinning con esche piccolissime , vuoi che nei vari filmati dedicati su Youtube (commerciali o amatoriali) lo spinning ultraleggero la fa da padrone , lo Street Fishing è erroneamente associato o meglio confuso col Light o Ultralight Game ossia lo spinning come esche minuscole di peso esiguo montate su microtestine piombate ed adeguate attrezzature.
In pratica si "fanno da spalla" l'un l'altro trainandosi a vicenda ma non sono la stessa cosa.
Non tutti gli errori vengono per nuocere. Tale confusione ha portato anche interesse e curiosita verso il Light o Ultralight Game sia in acqua dolce che "salata" e finalmente nei negozi si stanno diffondendo esche piccole anzi piccolissime per poter insidiare piccoli predatori e non solo. Oltre ad imitazioni di camole , cagnotti come descrivevo e spronavo ad utilizzare nell'articolo "TECNICA - Ai confini dello spinning!", ora si vedono anche microscopici vermetti , grub , shad , piccole testine piombate per innescarli etc. Non solo esche ma anche nuove apposite canne e mulinelli si aggiungo a quelle poche esistenti in precedenza.
Ovvio che se cerco di insidiare dei siluri in Arno dentro Firenze o nel Ticino a Pavia dovrò utilizzare esche voluminose ed attrazzatura adeguata , ma sto sempre facendo Street Fishing.
C'è da augurarsi che questa "filosofia di pesca" volta a valorizzare e tutelare le acque "cittadine", grandi o piccole che siano, non finisca nella solita bolla di sapone.
Se non avete ancora provato lo Street Fishing fatelo perchè estremamente divertente e fregatevene delle occhiate dei vari incuriositi passanti!

Spinfly

Semplificando lo Spinfly è "il cercare" di pescare a mosca secca con attrezzatura da spinning. E' sempre stato un tarlo, una sfida nella mente degli spinningofili lanciare un mosca per insidiare le trote con la loro attrezzatura.
Questione di invidia verso i moschisti che si assaporano le bollate? Bho! Forse.
In maniera minore c'è anche la curiosità contraria ossia usare cucchiaini e minnow con la coda di topo. Giusto per la cronaca , a riguardo è stato pubblicato un'articolo sulla rivista "Il pescatore d'acqua dolce" del marzo 2007 a cura di Marco Carignani ed intitolato "Quando la MOSCA incontra lo SPINNING".
Ma ritorniamo allo spinning ed al 1980 quando Giandomenico Bocchi, uno dei pionieri dello spinning in Italia, pubblicava su Pescare un'articolo descrivente lo "Spinning Tape". In pratica un filo di piombo inserito in una guaina di dacron con girelle ai capi per poterlo agganciare alla lenza da una parte e dall'altra attaccare un terminale con all'estremità una mosca affondante una ninfa o un piccolo streamer. Tale marchingegnio aggiungeva peso all'esca permettendo di lanciarla anche ad ottime distanze dandole inoltre un movimento più fluido che il banale inserimento di un pallino di piombo sulla lenza. Ovviamente non permetteva di lanciare mosche secche!
Passano gli anni e verso il 1998, un americano di nome Skip Halterman inventa e commercializza la STATECH (Stay-teck) SPINFLYTM FISHING LINE. In pratica una specie di galleggiante stirato con le estremità lunghe. La descrizione non rende, meglio visitare il sito per vederlo e visualizzare i filmati esplicativi sull'utilizzo.
A seconda del modello si riescono a lanciare tutti i tipi di mosche , dagli streamers alle secche, anche a distanze notevoli. Non ho idea se Bocchi ed Halterman abbiano interagito tra loro, ma l'apparenza è che l'aggeggio dell'americano sia un'evoluzione di quella di Giandomenico.
Io stesso nel settembre 2006 pubblicai sulla rivista "Le vie della pesca" un'articolo dal titolo "Mosca e Spinning" (prossimamnete verrà messo online sul sito) in cui suggerivo di unire un minnow galleggiate ad una o più mosche secche per fregare in corrente trote o cavedani. Non una vera e propria esca ma un trucco per poter lanciare e far rimanere in superfice una mosca. Non era ovviamente la soluzione finale del dilemma, cosa che è stata quasi raggiunta ai giorni nostri grazie all'ingegno di Roberto Cazzola.
E' lui che conia il termine Spinfly di cui si sente parlare. Come afferma sul suo blog :"L'idea è semplice: metti un po’ di filo di piombo (o una pallina di tungsteno) sul gambo dell’amo e poi, se vuoi che l’artificiale finito rimanga a galla, devi anche dressare una certa quantità di materiale galleggiante per compensare il peso applicato all’inizio della fase costruttiva."
E' evidente che non si realizzano mosche secche nel senso "moschistico" ma degli artificiali piccoli, con peso esiguo, simili ad insetti che, grazie a fili di nuova generazione (Nanofil) ed attrezzature Ultralight, si riescono a lanciare agevolmente sino a raggiungere i 15 - 20 metri. Più o meno dei micro-popperini in stile moschistico.

Si può quindi affermare che la sfida è finita, finalmente vinta? ASSOLUTAMENTE NO!! Dimensione delle esche e loro fattura non proprio "pura mosca secca" a parte, manca ancora qualcosa!

Purtroppo, anche utilizzando le più moderne e sofisticate attrezzature da spinning con aggiunta o meno di qualche diavoleria, non si possono e riescono ad effettuare i "falsi lanci". Vengono chiamati così perchè mancanti dell'ultima fase ossia la posa in acqua della mosca. In pratica si lancia la coda facendola distendere e prima di "posare" la si ritira ricominciando la sequenza e ripetendola alcune volte.
Lo scopo principale di tale manovra è quello di asciugare la mosca. Qualcuno, a questo punto, potrebbe dire: "Chissenefrega!!!" ma .........
I "vecchi e smaliziati moschisti" insegnano che facendo tale movimento entro il campo visivo della trota si riesce a stimolare all'attacco anche quelle più reticenti cioè quelle che salgono per bollare e poi cambiano idea o quelle che rimangono immobili sul fondo.
Ancora più efficace è fare quello che alcuni definiscono come "falsa posa".
Identica manovra del "falso lancio" solo che prima di ritrarre la coda si posa per una frazione di secondo la mosca (solo quella) imitando così la danza di deposizione/accoppiamento degli insetti. In un certo senso si "frusta" l'acqua. Da "ex assiduo" pescatore a mosca valsesiana ( tecnica similare è la Tenkara) vi posso assicurare che quest'ultima manovra non è per niente facile da eseguire ma estremamente micidiale.

Magari in un futuro esisterà un'attrezzatura tale da consentirci quanto appena detto. Per ora ci si deve accontentare del solo lancio e di mosche non proprio "secche".

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