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OPINIONI - IL FIUME COME UN BUON LIBRO

Di Michele Marziani (del 06/03/2006 @ 22:35:46, in Opinioni, letto 18865 volte)

Mio nipote ha 15 anni e si e' appassionato alla pesca. Da solo. Senza influenze da parte di nessuno, tantomeno di uno zio come me che e' un po' "ingombrante" in fatto di pesca. Si e' appassionato ed e' venuto a chiedermi consigli. Consigli per pescare in laghetto. Gli ho dato un solo consiglio: di andare a pescare altrove.
Nel panorama italiano della pesca il fenomeno dei laghetti sportivi e' sicuramente uno dei piu' importanti dell'ultimo decennio. Gli invasi a pagamento sono un'infinita', offrono servizi sempre maggiori, hanno, a volte, una pescosita' e un ambiente di qualita', assumono un ruolo trainante nel mercato dell'attrezzatura (basti pensare alle roubaisienne o alle canne per la trota in laghetto). Secondo molti osservatori sono il futuro della pesca in Italia. E va sottolineato in Italia, perche' all'estero quello dei laghi a pagamento e' un fenomeno praticamente inesistente o, comunque, considerato di serie B.
Ci siamo mai chiesti perche'? Le risposte scontate sono sempre quelle: negli altri paesi ci sono piu' pesci e le acque sono pulite. Quindi i laghetti, da noi, svolgono anche un ruolo di "surrogato" di fiumi e torrenti che stanno scomparendo. In parte e' vero, ma le radici del boom dei laghetti non possono essere racchiuse solo dietro motivazioni di questo tipo. C'e' di piu'. In un contesto economico nel quale tutto ha un valore di mercato il pescatore da', pagando il biglietto d'ingresso, un "valore" al proprio sport. In cambio riceve la "sicurezza" di poter immergere la lenza dove ci sono tanti pesci e molto grossi; la certezza di poterlo fare quando ha tempo senza dover tenere conto dei fiumi in piena, dei periodi di siccita', degli inquinamenti improvvisi, dei regolamenti emanati a sua insaputa la settimana prima... In piu' i laghetti sono comodi: ci si arriva con l'automobile che puo' essere parcheggiata a due metri dall'acqua, c'e' il bar dove ristorarsi, si possono comprare le esche anche la domenica e, soprattutto, sono vicini a casa. Niente piu' lunghe trasferte per andare a pesca: una cava a pagamento la si trova sempre a soli dieci minuti d'auto. Questi sono tutti "vantaggi" innegabili che hanno decretato il successo dei laghetti a pagamento ma che li hanno, per forza di cose, ridotti anche a semplici luoghi di consumo. Ovvero posti dove pagare per poter consumare il proprio tempo libero. Niente di diverso dalle palestre, dalle piscine, dalle discoteche. Sia chiaro, per non dare adito a equivoci, che nel consumare non vi e' nulla di male e che i laghetti svolgono una funzione importante e spesso socialmente utile (sono insostituibili per gli anziani, per i portatori di handicap, per i bambini piu' piccoli...). Quella che si fa nei laghetti non e' pero' la pesca intesa come un rapporto intimo con l'ambiente che ci circonda, con la natura e con i suoi cicli biologici. Negli impianti a pagamento si fanno belle catture, ma non si possono vivere quelle sensazioni che si provano arrivando all'alba sul greto di un fiume, cercando di scoprire se e come mangeranno i pesci, cercando di entrare in un rapporto intimo con un mondo, quello acquatico, del quali siamo contemporaneamente predatori e custodi. Che la pesca non sia morta me lo confermano le sponde dei laghetti piene di cannisti entusiasti. Ma cosa sta succedendo in certi angoli del Po, dell'Adige, del Sesia, del Brenta, dove solo pochi anni fa c'era la fila di pescatori e oggi ci si conta davvero in pochi? Non e' che non ci siano i pesci, mancano proprio i pescatori. E nei fiumi dove non va piu' nessuno si puo' fare quello si vuole: inquinarli, ridurli in secca, canalizzarli, ucciderli... Nessuno protesta per un corso d'acqua, se non chi lo frequenta e lo ama. E come e' possibile imparare a conoscere l'ambiente acquatico, a distinguere i pesci, a capire dove e come trovano il cibo, se non si passano ore ad osservare il fiume? Ecco allora che certi bellissimi surrogati della pesca come sono i laghetti sportivi, fanno paura. E' un po' come la televisione: e' bella, e' utile, informa, tiene compagnia, ma non sara' mai un buon libro che fa sognare, riflettere e insegna pagina dopo pagina anche a leggere e scrivere meglio. L'invito a tornare sui fiumi e' come l'invito a leggere un buon libro. Se e' un po' di tempo che non lo si fa piu', forse vi si possono trovare sensazioni che avevamo dimenticato.

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