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OPINIONI - Che fine hanno fatto i nostri fiumi? Un triste "amarcord"

Di Redazione (del 03/03/2009 @ 17:35:25, in Opinioni, letto 26442 volte)
Spesso riceviamo email di persone, che ricordandosi quando pescavano da bambini, esprimono tutta la loro tristezza e stupore per come, noi uomini, siamo riusciti a rovinare ambienti splendidi. Ben lo può capire e ricordare chi, come molti della redazione, ha passato i 40 ed ha iniziato a pescare in tenera età. Ne pubblichiamo una tra le tante.

Mi chiamo Fabrizio, ho 52 anni e sono nato a Vercelli. Durante la mia adolescenza ero un accanito pescatore. Un po' tutte le tecniche, a fondo, passata, canna fissa, cucchiaino, 30-40 anni fa il termine spinning era sconosciuto. Ovviamente battevo tutte le acque del vercellese da la Cervo e l'Elvo a nord fino alle rogge Bona e Marcova a sud della provincia.
Lo scorso weekend, dopo alcuni decenni, sono tornato dalle mie parti e siccome avevo un paio di canne nel fuoristrada ho voluto ripercorrere alcuni corsi d'acqua della mia gioventù. Sono andato alle lanche di Prarolo, dette"lame" in dialetto vercellese. Poi ho seguito l'argine del Sesia fino alla confluenza della roggia Bona e poi ancora più a Sud fino alla confluenza della roggia Marcova.
Questo ritorno al passato mi ha lasciato disorientato e triste e volevo lasciare questa testimonianza sul vostro sito.
All'inizio del tragitto ho subito notato che le acque erano pulite, molto più pulite di 40 anni fa. La maggior parte delle tintorie del biellese è ormai chiusa, idem per le fabbriche chimiche di Vercelli. Inoltre l'uso dei depuratori per le acque urbane è sicuramente maggiore oggi rispetto a 40 anni fa.
L'effetto si vede. Sulle massicciate del Sesia la trasparenza dell'acqua è tale da permettere di vedere il fono a oltre 4 metri. Faccio un poì di lanci e noto con sorpresa che il cucchiaino riemerge pulito senza bave o mucillagini che invece erano una costante negli anni a cavallo tra i 60' e i 70'.
Fin qui tutto bene, anzi vista la pulizia delle acque mi aspetto ottimisticamente qualche cattura immaginando la proliferazione di quei pesci che tanti anni fa ritenevo essere rari, quali lucci e boccaloni. Ovviamente in tutta la giornata non ho preso nulla, ma la cosa che mi ha più sconcertato sono state le chiacchierate con alcuni pescatori, chi più giovane chi più anziano che ho incontrato per strada. Mi sembrava di essere in un altro pianeta. Ho incontrato pescatori che parlavano di pesci sconosciuti ai miei tempi. Vi cito come aneddoto alcune frasi raccolte durante la giornata:

Un vecchietto alla lanche di Prarolo: "pesco il siluro a fondo col verme, ogni tanto viene su una carpa, ma la pesca è dedicata al siluro, se ne prendono tanti tra i 5 e i 20 kg, ma ne hanno presi fino a 90 kg" . Nelle lanche di Prarolo la pesca a fondo della carpa era un classico. Si passavano le notti, sia col verme sia con la polenta. Oggi la carpa è una rarità, anche gli anziani si sono convertiti al siluro.

Un ragazzo di Caresana, alla confluenza della roggia Bona nel Sesia: "Da anni non si sente la cattura di un luccio in questo tratto del Sesia. Ci sono gli aspi, i barbi spagnoli e i siluri che arrivano a 2 metri". Tre pesci sconosciuti negli anni 60', tutti introdotti da altre regioni d'Europa. L'aspio chi l'ha mai sentito ? Il barbo spagnolo. Ma se c'erano i nostri barbi che andavano benissimo, perché non ripopolare quelli ?! L'immancabile siluro.

Chiedo se nella Bona ci sia qualche speranza. "La roggia è piena di sabbia e ghiaia sedimentata con le piene. Non viene più pulita, pertanto l'acqua è altra si e no mezzo metro e non ci sono più le buche di una volta, quelle che si formavano nelle curve e che raccoglievano carpe, cavedani e lucci". Il ragazzo me ne parla come di un territorio ormai perduto. Un posto dove non vale più la pena perdere tempo.

Allo confluenza della roggia Marcova c'è una massicciata di oltre 1 km. Negli anni 60' e 70' era il ritrovo di decine di pescatori con la bolognese che portavano a casa retini di lasche (gli "strish" in dialetto) cavedani e barbi. Ricordo che mio padre riusciva a fare 20 Kg di lasche in un giorno. Erano si è no 1000-1500 catture, c'era da stancarsi il braccio. Arrivo alla massicciata, non c'è anima viva. L'acqua è chiara, bellissima, la riva è pulita, il paesaggio struggente. Ma non si vede un'alborella, non si vede un cavedano. Zero assoluto.

A un certo punto in mezzo al fiume vedo una bollata, una schiena nera emerge, ho un'emozione, qualche cosa è in caccia. No, è una nutria, una specie di lontra, un mammifero roditore del Sud America.

Che fine ha fatto il Sesia ?! Sono tornato a casa triste.

Fabrizio Zenone
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