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TECNICA - Predatori: attacco al branco! - Teoria dell'esca di gruppo

Di Giuseppe Boschetti (del 10/07/2008 @ 14:18:08, in Tecnica, letto 36416 volte)

Tutti gli esseri viventi hanno la tendenza durante la loro vita a riunirsi in gruppo. Ed i pesci non sfuggono a questa regola. Chi non ha mai visto gruppi di avannotti lungo le rive di un fiume di un lago o anche nelle basse acque vicino a riva nel mare? In pratica nessuno. Tutti li hanno visti. Spettacolari sono la danza e le forme assunte dai branchi di piccoli pesci gatto. Ma perché questa tendenza?

L’unione fa la forza

Branco di bass a caccia nel sottorivaSenza addentrarci in teorie comportamentali, si può affermare i pesci si riuniscono in gruppi per tre motivi. Il primo è per difesa perché più individui sono più vigili nell’avvertire una minaccia di uno solo. Stanno quindi globalmente più allerta. Sono meno visibili al predatore poiché ai suoi sensi arrivano informazioni sia visive sia sonore tramite la linea laterale che lo disorienta. Non è più un singolo pesce ma un qualcosa di non ben chiaro. Il secondo motivo è alimentare. Maggiore è il numero dei membri del gruppo e più grandi sono le possibilità di “vedere il pasto” e quindi comunicarlo agli altri. Il discorso alimentare vale anche per quei predatori che pur essendo adulti non fanno vita solitaria. In questo caso l’unione serve a “spostare” le prede verso luoghi con minor possibilità di fuga prima di assalirle. Il terzo motivo è legato alla riproduzione. Anche i “solitari” nel periodo della frega, per istinto, si riuniscono.

Sfruttiamo l’occasione.

Sarà sicuramente capitato di vedere branchi d’alborelle o altri pesci foraggio e sotto uno o più predatori. Poca importanza se essi siano cavedani, bass, lucci o altro. Lo scenario e la sua evoluzione è simile. Tutto appare tranquillo, i pescetti nuotano ed il predatore segue all’apparenza disinteressato. All’improvviso, per un qualsiasi motivo, il gruppo perde la “forma ottimale”. Nello stesso preciso istante, il predatore schizza all’attacco ed i pesci per difendersi fuggono, nella classica forma a ventaglio, saltando anche fuori dall’acqua. A volte non si vede la scena ma il fuggi fuggi si. Se si ha la fortuna di assistere alla scena, è questo un momento da non perdere assolutamente. Occorre lanciare immediatamente il nostro minnow nel mezzo del parapiglia. Il nostro artificiale non passerà inosservato visto che è più lento ed incerto dei pesci che fuggono. Una preda facile da agguantare per il predatore visto che le altre gli scappano sotto il naso. Ma se non vediamo nulla? Creiamo noi i branco!

Esche di “gruppo”

schizzo esca di gruppoPer spiegare e capire il concetto di esca di “gruppo” occorre fare una salto indietro nel tempo. Siamo circa negli anni ottanta. Due personaggi hanno avuto la giusta intuizione. Il primo è Roberto Cazzola, noto giornalista ed autore di libri di pesca. Nel suo libro “Pesca al persico trota” edito dall’Editoriale Olimpia descrive il “Bi-Spinning”. In parole povere due esche, anche notevolmente differenti, messe insieme per formare un qualcosa di più attraente. La motivazione di questo strano artificiale è che Roberto si era scocciato di cambiare continuamente esca su esca per scovare quella che più allettava i bass che lui voleva insidiare. In un posto si catturano con un certo tipo in un altro con un altro. Perhè non metterli insieme e risparmiare tempo? Detto fatto nacque il Bi-spinning.
Col tempo ha evoluto il sistema anche per altri predatori quali per esempio il luccio. Ma è il secondo personaggio ad aver avuto sin dall’inizio l’idea di esca di “gruppo”. Stiamo parlando del sig. Davigo gestore delle Lanche Casinazza di Cozzo Lomellina. A chi ha avuto la fortuna di conoscerlo in quegli anni, mostrava con orgoglio la sua “ESCA PERFETTA” per il luccio. Era composta da una struttura in acciaio armonico in cui erano fissati tre cucchiaini Mepps Lusox. Per chi non li ha mai visti questi cucchiaini, studiati appositamente per i lucci, hanno il classico fiocco di lana rosso, una paletta molto grossa e non possedevano nessuna piombatura sul corpo. Sono quindi leggeri e voluminosi. Se occorre peso si possono agganciare in testa ad un particolare piombo venduto insieme all’artificiale. Molto apprezzati per acque poco profonde in cui sono lanciati ovviamente senza il piombo. Il tutto era lanciato in acqua vicino alla riva e recuperato a saltelli con movimenti non troppo veloci. Tipo yo-yo per intenderci. Il sig. Davigo spiegava che, grazie all’elasticità dell’acciaio, il tutto appariva come un branco di tre pesciolini che si muoveva in modo irregolare e scomposto “perdendo” la forma di “gruppo ideale” divenendo molto vulnerabile. Questo faceva letteralmente impazzire i lucci come testimoniavano le foto che venivano mostrare a prova dei fatti.
Quindi il concetto è quello di realizzare un “artificiale” composto da due tre esche in modo che possano apparire come un branco. Il movimento globale, ovviamente non perfetto, da l’apparenza di “sfaldarsi” o di avere al suo interno qualche elemento “malconcio” e quindi facilmente attaccabile da parte del predatore. Non solo. Per esempio i bass, abituati a vedersi passare davanti al muso di tutto e di più, perdono l’abituale diffidenza vedendo tale insieme. Unica accortezza: durante il lancio trattenete leggermente il filo prima della caduta in acqua nel caso l’ultimo artificiale è il più leggero altrimenti si rischia un bel groviglio!

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