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OPINIONI - Memorie di un tisinatt

Di Michele Marziani (del 09/04/2006 @ 23:14:14, in Opinioni, letto 23737 volte)
Era il 2002 quando ho scritto "Generazione Albertarelli", articolo dedicato al grande scrittore di cose di pesca Mario Albertarelli e diventato successivamente il "manifesto" dell'Associazione Mario Albertarelli.
Da allora sono passati tre anni eppure ancora ricevo lettere di amici, di pescatori, di lettori, di uomini e donne che si sono indentificati in quella generazione di amanti dell'acqua. Ne ho messe da parte più di duecento, di lettere. Una, arrivata l'altro giorno mi ha colpito forse più di altre e per questo, con il permesso dell'autore, la pubblico, con un solo commento: grazie per questa testimonianza, di pesca e di vita.

"Sono un vigevanese sessantenne nato e vissuto, fino all' età di cinque anni, a non più di cento metri dal Ticino.
Sì proprio quel Ticino e proprio a Vigevano dove i 'Campioni' e gli amici del compianto Albertarelli hanno passato un'esistenza a 'vivere il fiume'.
Anch'io ho vissuto il Ticino ed ancor più l'ho vissuto ed amato da quando nella mia vita è entrato colui che sarebbe stato, dopo pochi anni, mio suocero: Mario Agnello.
Lui era un 'Campione"' nella pesca e nella vita. Con lui ho affinato la mia tecnica di pesca e la conoscenza profonda del Ticino. Partivamo in barca, per pescare marmorate e temoli, che ancora era buio e montavamo le canne infilando i passanti puntandole verso il cielo al primo chiarore dell'alba. Era un'atmosfera magica, il silenzio rotto solo dal rumore della corrente e nell'aria il caratteristico profumo dell'acqua del nostro fiume.
Sono più di trent'anni che non sento quel profumo e oggi, quando mi siedo su un sasso a fumare una sigaretta, guardo ciò che del mio fiume è rimasto e mi viene da piangere.
L'ho vissuto intensamenteil mio "fiume azzurro" fino a quando ... è stato vivibile.
Ho vissuto le emozioni che solo trote marmorate di quattro o cinque chili sanno darti quando si lanciano sulla 'cobietta' e, una volta ferrate, sembra vogliano strapparti non solo la vecchia canna ma anche il braccio che la regge.
Quante volte, discendendo il Ticino col 'barcè' trasportato dalla corrente e condotto remando, ci è capitato di vedere le marmorate che, in poca acqua su un 'pé d' tera', cacciavano fameliche in mezzo a branchi di vaironi, arborelle e cavedani facendoli saltare in tutte le direzioni in cerca di scampo.
( pé d 'tera = piede di terra : per i vigevanesi è il punto in cui la corrente, profonda 20 o 30 centimetri, passa di colpo ad 1-2 metri o più, riducendo la sua forza. Ciò è dovuto allo spostamento di ghiaia e ciottoli del greto provocati dalle piene).
Ora le marmorate sono solo un ricordo e il famoso 'senso dell'acqua' non serve più: le poche trote, per lo più iridee, stazionano nei posti più impensati dove, una 'vera' trota non si sognerebbe mai di stare.
E... quanto tempo è passato dall'ultima 'scossa' di un temolo ferrato con la camolera!!
Quanto mi mancano l'odore e la pura bellezza dei temoli del Ticino!!
Io continuo a pescare, ma mi rendo conto, giorno dopo giorno, che la mia non è più la passione vera per la pesca, è solo una scusa per rincorrere i miei ricordi.
Torno ostinatamente sul fiume, a volte senza pescare. Ci torno perchè lo amo, perchè è un fiume ribelle, perchè lotta, nonostante tutto e tutti, per sopravvivere. Sembra che voglia ricambiare l'amore dei 'tisinatt' continuando a regalare quei colori e quelle luci che solo lui sa dare anche se non riesce proprio più a farti sentire il suo vecchio profumo.
Poi me ne torno a casa e mi accorgo di essere un po' più triste. Quale enorme patrimonio abbiamo distrutto ed ancora stiamo distruggendo. Quanto poco intelligenti siamo stati. Che 'cujon' si dice a Vigevano.
Forse ora mi rendo conto del perchè ogni volta che ho avuto 'A pesca coi campioni' e 'L'amo e la lenza" (li ho acquistati per ben due volte) ho finito col regalarli a giovani o novelli pescatori.
Inconsciamente cercavo di divulgare il pensiero e la filosofia di vita di un uomo come Mario Albertarelli.
Volevo trasmettere l'amore per il fiume, il rispetto che si deve alla natura in tutte le sue forme, volevo far scoprire ad altri quello che, per fortuna e grazie al mio 'amico suocero', ho scoperto e vissuto. Quello che Albertarelli ha saputo descrivere in modo perfetto e coinvolgente.
Quando, casualmente, ho letto i suoi scritti ed i suoi commenti, caro Marziani, è stato come incontrare un amico dopo tanto tempo, col quale hai condiviso la pesca ed il fiume, che la vede e la pensa come te, qualcuno insomma... della generazione Albertarelli".

Roberto Bensio Grossi
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