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OPINIONI - Tropico del Mediterraneo

Di Claudio Saba (del 25/09/2007 @ 22:56:07, in Opinioni, letto 26106 volte)
Non è facile spiegare, dopo qualche decennio di oblio, il notevole successo dello spinning in mare in questi ultimissimi anni (da noi in Sardegna si può parlare quasi di esplosione di questa tecnica). Una delle ragioni di tale inaspettato successo è sicuramente rappresentata dall'arrivo dei "nuovi" predatori che hanno contribuito, loro malgrado, a rendere più vario e divertente lo spinning salso, affrancandolo dal monopolio della spigola. Questi predatori sono essenzialmente barracuda, lampughe e pesci serra, tutte specie che hanno fortemente ampliato la loro diffusione nelle nostre acque e fanno ormai parte delle prede tipiche dello spinning. I dentuti sfirenidi, affettuosamente chiamati "cuda" dagli spinner, sono comparsi quasi dal nulla nei primissimi anni '90, colonizzando velocemente le acque della Sardegna e poi diffondendosi un po' in tutte le coste tirreniche, tanto da diventare una delle prede più facilmente catturabili con le esche finte. La lampughe, invece, nelle nostre acque ci sono sempre state, come confermano disegni risalenti agli antichi greci e romani raffiguranti scene di pesca, ma da qualche tempo è molto più facile trovarle presso le nostre coste, per lo meno nella stagione autunnale. Anche i pesci serra frequentano da diversi decenni il Mediterraneo, ma solo nelle ultime stagioni hanno progressivamente aumentato la loro presenza, dapprima prevalentemente nelle acque portuali, quindi negli ambienti naturali, spiagge e scogliere. Possibile che il nostro mare sia cambiato così in fretta? Pare proprio di si. A sentire gli esperti, nell'ultimo secolo la temperatura dell'atmosfera terrestre è aumentata di 0,74°C e quella del mare di circa mezzo grado, dati che a molti potrebbero apparire assolutamente insignificanti e invece non lo sono affatto. La maggior parte degli esperti (sempre loro) concordano sul fatto che un innalzamento di 2-2,5°C sarebbe sufficiente a sconvolgere gran parte degli ecosistemi terrestri. Insomma, siamo già sulla buona strada. La manifestazione più evidente dei cambiamenti climatici, in mare, è lo spostamento delle specie ittiche, e questo, se non fosse associato ad altre conseguenze più preoccupanti, non sarebbe in sé un fenomeno sempre negativo. Basti pensare alla pesca professionale che può avvantaggiarsi dallo spostamento di specie di interesse commerciale e lo stesso vale per alcune tecniche di pesca sportiva, come abbiamo visto per lo spinning. Nel nostro mare, il processo di insediamento di specie provenienti da aree tropicali o sub-tropicali, conseguente anche all'aumento della temperatura dell'acqua, è conosciuto come "tropicalizzazione del Mediterraneo". A questo si aggiunge un fenomeno parallelo, la "meridionalizzazione", che consiste nello spostamento verso nord della distribuzione di molte specie tipiche delle aree più calde del Mediterraneo. I risultati di questi fenomeni li abbiamo sotto gli occhi. Chi avrebbe pensato, vent'anni fa, di allamare barracuda, lampughe, grosse lecce o pesci serra? E se da un lato noi lanciatori di artificiali possiamo giustamente godere delle nuove opportunità che il mare ci offre, non possiamo però non porci qualche domanda. Quale sarà lo scotto da pagare, in termini ambientali, economici, sociali, dei repentini cambiamenti del nostro clima? Cosa e come potranno pescare i nostri figli e i nostri nipoti? E' davvero un bene l'arrivo dei nuovi predatori? Nel frattempo, mentre noi ci interroghiamo sul futuro del nostro ambiente, i predatori delle nostre acque, vecchi e nuovi, probabilmente stanno già trovando un loro equilibrio, come dimostrano le catture di spigole delle ultime stagioni, alla faccia di chi già ipotizzava la loro precoce scomparsa, annientate dagli aggressivi ed invadenti coinquilini.
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