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OPINIONI - CHE TRISTEZZA LE ZONE NO KILL

Di Michele Marziani (del 06/03/2006 @ 22:29:34, in Opinioni, letto 21437 volte)

Due giorni di sosta sull'Appennino, al confine del parco delle Foreste casentinesi, un po' di riposo lontano da tutto e da tutti. Siamo in tanti, un gruppo di amici con bambini vocianti, il vino e' buono, l'aria e' frizzante. C'e' anche un torrente, bello, incastonato al fondo della valle, silenzioso e solitario. Scivola tra le case, i prati, le fascine di legno accatastate. E' un'immagine da cartolina, è impossibile resistere. Non sono venuto a pescare, ma guardo dal ponte. In una lama lunghissima e con l'acqua molto bassa si vedono in caccia due trote di buona, ottima, misura. In auto ho canna, permessi e stivali. Il torrente in questione è un "No-kill", amo singolo senza ardiglione, si rilascia tutto. Scendo da una scarpata, mi avvicino basso, bassissimo al torrente, fiondo un piccolo rotante all'ingresso della lama d'acqua (si', quella vista dal ponte) e... partono in due per prendere il rotante. Si preannuncia una giornata indimenticabile.
Infatti non dimentichero' mai la trota sui 35 cm arrivata a riva con i suoi moncherini d'allevamento. Brutta, grassoccia, sofferta e sofferente, inequivocabilmente atlantica, ma soprattutto cresciuta in una vasca... Ne ho prese tredici in un'ora. L'anno scorso a fine stagione in un altro "No-kill" - sul torrente Gesso, nel Cuneese - ne ho prese 46 (si', quarantasei). E via a slamare con cura e rilasciare pesci che farebbero pena anche in padella, figuriamoci in un fiume... E in tanti, troppi "No-kill" italiani e' la solita solfa. Trote d'immissione per far felici i pescatori che attaccano, slamano, riattaccano e le trote che danno l'impressione di assecondare questa tortura, dopo un po' invece di difendersi accompagnano l'artificiale verso riva.
E anche chi parte con le idee piu' belle - mettiamo solo trote del posto - poi e' costretto ad adeguarsi, a dare un "aiutino" seminando farione di vasca. Gia' perche' senno' i pescatori si lamentano, prendono poco. La pesca - una volta - era anche non prendere nulla. Io ho avuto, per eta' e per fortuna, la ventura di pescare davvero in acque italiane quasi incontaminate: la Val Grande degli anni Settanta, la Sila calabrese, i torrenti dell'Etna, i fiumi sardi... I pesci veri c'erano eccome. Ma nelle migliori giornate si catturavano dieci, dodici trote di buona taglia, mica le quantita' industriali dei "No-kill" al silicone.
Si puo' discutere - e in futuro magari lo faremo - sulla possibilita' di vietare il prelievo dei pesci, di generalizzare la pratica del no-kill, oppure di alzare le misure minime come dovrebbero essere alzate. Si puo' arrivare a dire che il pesce va rilasciato dappertutto, io che sono un pescatore goloso potrei anche adeguarmi per il bene dell'ambiente. Ma per favore smettiamo di credere belli queste specie di lager per pesci, questi tratti cortissimi, quasi sempre accessibilissimi, vicini alle strade, dove tutti sbucazzano le trote all'infinito, questi luna park della frustrazione ripopolato con le stesse trotacce di semina dei campi di gara. E' ipocrita dirsi amanti della natura e della pesca e andarsene a sbucazzare senza fatica pesci che fino a due settimane fa crescevano a mangime.
Rilasciare i pesci, rispettarli perche' parte integrante dell'ambiente, e' un gesto intimo, un atto di amore verso il fiume e verso i suoi abitanti. E' un modo di dire arrivederci a chi ci ha fatto divertire. Arrivederci a un altro giorno o ad un altro anno, non al prossimo lancio.

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