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OPINIONI - LETTERA APERTA

Di Michele Marziani (del 05/03/2006 @ 22:19:43, in Opinioni, letto 23354 volte)
Ho cominciato a scrivere di pesca nel 1987 sulla rivista Pesca In nata da pochi mesi. Grazie a Pesca In ho girato tutta l'Italia, ho scoperto acque delle quali non avrei mai immaginato l'esistenza, ho scoperto tecniche di pesca di ogni genere e, soprattutto, ho conosciuto grandi pescatori. Da parte mia credo di aver fatto il lavoro non dell'esperto - non mi sono mai ritenuto tale - ma del cronista, di chi raccontava luoghi, tecniche, fatti e misfatti dell'ambiente piscatorio. Questo sia attraverso le pagine di Pesca In, sia attraverso altre riviste di settore e non. Nel 1999 - dopo 12 anni, centinaia di articoli e 7 libri in materia - ho smesso di scrivere di pesca e credo che, per un po', non tornero' piu' a farlo. "E a noi che importa?", puo' obiettare giustamente il lettore. Di quello che faccio io ovviamente nulla, ma sul perche' ho deciso di allontanarmi dall'editoria specializzata credo sia importante spendere due parole. La pesca, almeno per me, e' sogno, svago, divertimento, contatto con la natura, voglia di ritrovare spazi piu' umani e in qualche modo piu' autentici. Nelle riviste di pesca degli anni passati - quelle sulle quali fantasticavo da ragazzino - c'era la passione, l'amore per i pesci e per l'ambiente, la voglia di scoprire tutto quello che di bello e positivo girava intorno alla pesca. Nelle riviste di pesca di oggi, quelle che ho lasciato e che leggo come voi da pescatore, trovo tanto,troppo tecnicismo, poca passione, troppo business, un rapporto non sempre limpido con la pubblicita'. Tizio che lavora per l'azienda X scrive articoli dove si fa fotografare con gli attrezzi della medesima azienda. Caio invece fa servizi fotogiornalistici mostrando canne, mulinelli, ami e quant'altro con i marchi sempre in evidenza. E, guardacaso sempre dello stesso produttore.
Nelle pagine dedicate ai test, alle prove dei materiali, non c'e' mai niente che non funzioni, che non vada bene. Questo ovviamente non aiuta il lettore e - alla lunga - neppure le aziende produttrici che vengono incensate anche quando mettono in commercio delle emerite schifezze.
Il problema e' semplice: in Italia le riviste di pesca vendono poco (anche rispetto alla massa dei pescatori) e traggono gran parte del loro sostentamento dalla pubblicita' che ormai ha invaso gran parte delle pagine. "Parli bene tu, ma dov'eri quando tutto questo accadeva?" obiettera' qualcuno. Certo, c'ero anch'io, ma ho sempre cercato di scrivere di pesci, di pesca e di luoghi. Eh si', perche' la grande verita' che nessuno dice piu' e' che per prendere i pesci bisogna avere senso dell'acqua, passare del tempo sul fiume, cercare di pensare come un pesce. Non e' la canna piu' costosa che cattura, e' la mano del pescatore, e' il rapporto forte, intimo che si crea tra il pescatore e il fiume. Quel rapporto che piano piano sta scomparendo perche' tutto va consumato: anche la natura. E allora i pesci si seminano per prenderli prima (e all'ora che si preferisce: chi va piu' a pescare all'alba?), si va nei laghetti dove si arriva in auto sulla riva, ci si convince che le catture migliori si fanno con attrezzi fantasmagorici. E nelle riviste di pesca si scrivono sempre le stesse cose, da anni, infiocchettandole come nuove, ma e' sempre la stessa minestra... E non c'e' piu' spazio per l'anima della pesca, per il sogno della grande cattura, per le atmosfere che solo i corsi d'acqua sanno evocare in chi ama la pesca e la ama nel profondo.
Avrei voluto scrivere su riviste che facessero sognare, che avessero il coraggio di portare avanti il punto di vista dei pescatori, che parlassero dei problemi veri dell'ambiente e della gestione delle acque. Ritrovo in edicola le stesse cose dette e ridette da sempre: come si infila il verme, come si fa girare l'esca, come... E allora scrivo d'altro - visto che e' comunque il mio mestiere - e me ne vado un po' a pescare con le quattro canne che sento "mie" che non mi tradiscono mai (anche se non sono all'ultima moda) cercando di stanare qualche pesce autentico. Passeggio lungo gli argini e mi godo una vita, quella sull'acqua, che e' senz'altro migliore.
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