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TECNICA - Top Water - peschiamo a galla evitando gli errori più comuni

Di Giuseppe Boschetti (del 25/06/2008 @ 11:19:27, in Tecnica, letto 43649 volte)

E' finalmente arrivata la bella stagione. Le giornate si allungano, diventano più calde ed i nostri amici pinnuti sono tutti attivi. Si avvicinano alle rive e risalgono verso la superficie abbandonando i luoghi di riposo dei tempi freddi. In questo periodo si rispolverano le "armi" galleggianti. Popper, Crazy crawler, Minnow galleggianti etc. fanno bella vista sulla superficie delle nostre acque.Top Water Fishing Il "Top Water fishing", per dirlo all'americana, è la tecnica regina del periodo caldo per trote , black bass, cavedani e via discorrendo. Non è solo pesca è una caccia. Si cerca la preda. E quando la si vede, l'adrenalina sale e scatta la nella mente la fatidica frase:"Ti ho visto ed ora ti frego!". Niente è più emozionante che vedere la bollata del pesce che ingoia la nostra esca. Dopo è solo combattimento. Più che in ogni altra tecnica è importante evitare al massimo gli errori. Molti sono comuni anche agli altri metodi, ma nel caso della pesca a galla vengono esaltati dal fatto che il pesce può vederci. Occorre quindi fare molta attenzione.

Peccati veniali.

Lo spinning, lo sapete tutti, è una pesca di movimento. Si cammina ed alle nostre spalle il panorama cambia. A volte si hanno piante, a volte rocce ed a volte niente. Se lo sfondo è mutevole, comunque ci si vesta si è in errore. Un "affare" scuro che si muove su sfondo chiaro, o viceversa, "puzza" un po'. Non hanno ancora inventato vestiti che cambiano colore stile camaleonte. Se il luogo che abitualmente frequentate presenta principalmente un scenario chiaro usate logicamente vestiti chiari. Scuri al contrario. Da evitare colori tipo "giubbino fluorescente da soccorso stradale". Non ridete, si vedono. A proposito di vedere. Gli occhiali con lenti polarizzate? Dove sono? Speriamo non a casa. Indossare tali occhiali è fondamentale per eliminare i riflessi dell'acqua e poter osservare meglio il "campo" alla scoperta della nostra preda. Cerchiamo di non dimenticarceli. Non è grave non averli, ma veniamo molto limitati nella ricerca. Piuttosto teniamone un paio vecchio sempre dentro la borsa insieme agli artificiali.

L'avvicinamento.

Abbiamo tutto, possiamo finalmente iniziare. Scelto il punto di partenza ci si avvicina alla riva. Fermi! E se fosse proprio lì sotto? A meno di non essere su un punto sopraelevato non si vede nulla. E se per caso l'abbiamo visto, perché rialzati, non facciamoci beccare subito. Effettuiamo, da lontano, un lancio a pelo riva. Se la fortuna è dalla nostra parte avremo la prima abboccata. In caso negativo, non recuperiamo ed avanziamo con calma e grazia. Non facciamo gli elefanti dentro un negozio di porcellane. Ogni minimo rumore causato dallo spezzare di un rametto o da una pietra spostata può mettere in allarme e/o far fuggire il pinnuto di turno anche a svariati metri. Perché non recuperare? Perché, immancabilmente in questi casi, l'esca si aggancia alla vegetazione od ai sassi del sottoriva. Se cerchiamo di disincagliarla facciamo una tale casino, che anche il pesce, più tonto e distratto, se ne accorge. Avanziamo e, quando finalmente arrivati, recuperiamo l'esca. Capita spesso a questo punto, esattamente un metro più in là di dove avevamo lanciato, vedere un bel movimento di fuga. Pazienza, non potevamo saperlo, ma almeno ci abbiamo provato.

Da che parte andiamo ora?

Luccio nel sottorivaQuesta domanda dovevamo porcela prima di avvicinarci. Se il luogo è conosciuto sapevamo già la risposta e dove iniziare. Se il luogo è "nuovo" la frenesia di pescare, in genere, ci fa scegliere il primo posto raggiungibile senza osservare meglio. La regola è banale. Si inizia sempre andando verso monte, ossia risalendo la "corrente". In caso di acque correnti, abitate da trote, persici o cavedani, è facile. Ovvio si prosegue controcorrente. In caso di acque stagnanti, abitate da black bass, lucci e via discorrendo, bisogna osservare, innanzitutto, se esiste una micro corrente, quasi sempre presente, ed andare nel verso opposto. Se non presente guardiamo dove il vento spira ed addensa i detriti maggiori. Anche in questo caso risaliamo non la corrente ma il vento. Il motivo? Il comportamento dei pesci. Spieghiamoci meglio. In questo periodo, ma anche in altri, stazionano vicino alle rive col muso verso le stesse, nell'attesa che qualche "bagarozzo" o rana cada in acqua. Se non sono in tale posizione, stanno rivolti verso monte in attesa che la corrente o il vento, gli presenti una leccornia da prendere al volo prima dei suoi compari. Non avendo gli occhi dietro la testa meglio insidiarli alle spalle. Questi ci vedranno meno degli altri che guardano la riva. Per loro, sguardo vigile per individuarli, passo felpato e movimenti lenti e occhio a dove si mettono i piedi per non fare, come detto sopra, troppo rumore. Se si decide per qualche motivo di entrare in acqua, maggior attenzione soprattutto nei movimenti. Si consigliano stivali con suole antiscivolo onde evitare di mettere un piede in fallo. Non tanto per un'eventuale "caduta rinfrescante" in acqua, visto il periodo anche piacevole, ma perché perdendo l'equilibrio, si appoggiano i piedi in modo non troppo delicato e silenzioso. Se prima siamo "saliti", inevitabilmente, dopo "scenderemo". Chiudiamo la canna e la riapriamo dopo aver raggiunto il punto di partenza per una nuova risalita? Assolutamente no. Riscendiamo pescando. Chiaramente tutti i pesci col muso verso monte, probabilmente ci vedranno. Possiamo scordarceli al 90 %. Gli altri, quelli che puntano verso riva, sono ancora papabili. Durante la risalita, memorizziamoci i posti in cui abbiamo visto una preda che per cause varie ci è sfuggita o scappata. Al ritorno riproviamoci, avvicinandoci al posto con maggior cura ed attenzione di prima. In genere ritornano. I posti buoni non si lasciano mai.

Avvistato!

Bass all'attaccoE' la fase conclusiva, la più delicata. L'adrenalina e l'emozione ci fanno commettere le cose più bestiali. Quindi calma, calma ed ancora calma. Facile da dire ma non da fare. Combattere contro i propri impulsi è estremamente arduo. Primo: non correre verso la preda e soprattutto non piazziamoci davanti. Attenzione alle eventuali ombre che vengono da noi proiettate in acqua, maggiormente nel caso si abbia il sole alle spalle. Sarebbe come dirgli:"Sono qui!!!!". Secondo: durante il lancio non sbracciamoci stile "Ola da stadio". Scegliamo il modo di lanciare che sia il meno "vistoso" per la situazione. Perché i nostri movimenti si traducono in cambi di ombre e luci sull'acqua. Movimenti lenti sono meno visibili e quindi meno sospetti, movimenti rapidi attirano l'attenzione. Terzo ed ultimo errore, il più grave e subdolo: effettuare un lancio preciso e delicato. Nel 90 % dei casi l'attacco avviene appena l'esca tocca l'acqua "sopra" e davanti la nostra preda. Ha estrema importanza che la "caduta" sia la più leggera possibile, rallentando, con un dito, la fuoriuscita del filo dal mulinello in modo da fermarla prima dell'impatto con la superficie. Altrimenti sarebbe come aver tirato un sasso. Fuggi fuggi generale. Precisione vuol dire lanciare esattamente davanti e sopra la testa della nostra preda. Ma abbiamo considerato la rifrazione dell'acqua? Sicuramente no! Male!! Tralasciando una noiosa "lezione di ottica elementare" a corredo, quello che noi vediamo dentro l'acqua è più vicino e più in profondità rispetto a ciò che ci appare. Quindi, lanciamo prima. Quanto? Impossibile dirlo senza una rilevazione strumentale o facendo calcoli. L'importante è memorizzare la situazione, per usufruirne o correggerla nei lanci futuri. Buona "galleggiata" a tutti.

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