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OPINIONI - RIFLESSIONI DI UN NOVELLO PESCATORE

Di Michele Marziani (del 07/03/2006 @ 22:51:33, in Opinioni, letto 23793 volte)
L'articolo più importante di questo numero di FISHING ON LINE non l'ho scritto io. Me l'ha mandato un lettore, Lorenzo Franchini, accompagnato da questa lettera: "Leggere i suoi articoli sulla pesca mi ha invogliato a mettere su carta le mie sensazioni e le mie esperienze di novello pescatore (alla soglia dei 40 anni)".
Beh, quelle di Lorenzo non sono solo riflessioni, sono alcune delle pagine di pesca più belle che ho letto negli ultimi anni. Forse perché è un quarantenne che parla dei pesci come un bambino, con lo stesso stupore. Non lo so. Ci vuole tempo per leggere quanto ha scritto Lorenzo, me è tempo ben speso. Stampatelo il suo articolo, leggetelo con calma, magari, se fumate, accendendo la pipa. Grazie Lorenzo!

Michele Marziani

Ho iniziato a praticare la pesca da autodidatta, esattamente un anno fa. Un anno prima mi ero portato a casa l'attrezzatura ereditata dal mio povero papà; da quando era andato in pensione era stata la fedele compagna di tanti suoi pomeriggi.
M'infastidiva saperla abbandonata. C'erano anche alcuni libri di pesca, in gran parte vecchie edizioni, probabilmente ormai anacronistiche nei contenuti. Tra questi però ne spiccava uno più recente (Pesca. Segreti, tecnica, avventura. - Illustrati Mondadori). Un grande libro fotografico corredato di splendide immagini a colori che racconta di pesca in maniera più narrativa che strettamente tecnica, in particolare riguardo ad alcune specie di predatori come lucci, black-bass, persici e trote, e di come insidiarli con le esche artificiali.
Ne rimasi affascinato. Mi intrigava soprattutto l'aspetto "sportivo" di questo modo di pescare.
Riuscire a ingannare un pesce facendolo arrabbiare con un esca in metallo, o stimolarne curiosità e appetito animando un esca in silicone era qualcosa in cui mi sarebbe piaciuto cimentarmi. Le immagini di quei pesci che si impennavano fuori dall'acqua resistendo alla cattura erano esaltanti! Spesso quando ero bambino mio padre mi portava a pesca con lui sui laghi della nostra zona, sul Ceresio in particolare. Di quelle uscite ho il ricordo di colossali "mattanze" di alborelle in frega, canna fissa con un solo amo, con tutti questi pesciolini impazziti che abboccavano nel giro di pochi secondi ad un povero cagnottino, anche quando ormai era ridotto ad uno straccio.
D'estate, in villeggiatura nell'alto Adriatico, l'attrezzatura cambiava per pescare alla foce del Piave i cefali che risalivano il fiume, usando come esca dei terribili "vermi di mare". Ai miei occhi di fanciullo sembravano la riproduzione in scala ridotta di mostri alieni, con quella loro "bocca" che cercava di morderti quando li innescavi sull'amo... e intanto ti colava sulle dita il liquido che usciva dal loro corpo ferito... bleah!
Forse per questo crescendo non avevo più seguito le orme paterne. Pur non essendo un animalista, non trovavo niente di esaltante in quel cestino in vimini straboccante di alborelle, schiacciate tra di loro come sardine in un barile. Per non parlare di quelle tremende scatolette piene di striscianti creature di un altro pianeta.
Ben altra cosa sarebbe stata seguire mio papà negli ultimi anni, quando con più tempo a disposizione era passato alla caccia di prede più stimolanti, come i lucci. Li insidiava col "vivo", che si procurava personalmente, catturandolo pazientemente con la fissa o acciuffandolo col guadino. Certo avrei avuto forse qualche tentennamento slamando un piccolo amo dalla bocca di un pescino, per poi trafiggerlo con un amo ben più grande e lasciarlo agonizzante in attesa di essere sbranato...
Ora l'aver scoperto la tecnica dello spinning mi dava la possibilità di pescare in maniera più sportiva, meno statica rispetto all'immobile attesa di una boccata, senza il disagio di "mostri alieni" da impalare sull'amo o quant'altro. Era tempo che meditavo di mettermi a pescare, da quando avevo preso casa all'inizio della Valganna. Mi ero trovato a passare frequentemente accanto al piccolo lago di Ghirla. Di origine glaciale, ai piedi del massiccio del Campo dei Fiori è per me un piccolo angolo di serenità. L'avevo visto di mattina presto, leggermente increspato dalla brezza e velato da una nebbiolina leggera: magico. Alla sera invece, quando il sole scende dietro le montagne e l'acqua è immobile è un vero spettacolo!
Inconsciamente forse ho sempre desiderato rompere l'incanto di quello specchio d'acqua gettandovi la mia lenza...
Ripulita l'attrezzatura e selezionato quello che ritenevo più adatto alle mie necessità mi sono buttato nella "rete" alla ricerca di informazioni e consigli su quanto mi stavo apprestando ad affrontare.
Capitato sul sito di una casa editrice specializzata, pensai di aver trovato quello che faceva per me. Mi feci inviare subito l'ultimo manuale pubblicato sull'argomento "spinning".
Quello che vi lessi però mi lasciò decisamente perplesso.
Confrontavo i miei attrezzi dei quali ero orgogliosamente fiero con quelli raffigurati e descritti nel manuale: tutto era tragicamente fuori corso, sbagliato nelle misure, nei materiali, e praticamente inutile, tranne forse che per alcuni "RAPALA". Eppure mio padre ogni tanto portava a casa lo stesso dei bei pescioni...
Mi ero aspettato di trovare su quel manuale qualcosa di più alla mano. Non trovavo quello che mi serviva (come lanciare, come recuperare), bensì una dettagliata descrizione di canne al carbonio, mulinelli che devono avere un determinato rapporto di recupero (?) o eccezionali monofili di nuova generazione (che però consigliavano di dotarsi di specifiche bobine, che di certo non erano disponibili per gli stagionati mulinelli di mio padre!). Il tutto corredato da fredde fotografie di tutte queste attrezzature dove in bella evidenza c'era il marchio di fabbrica.
Quando al capitolo "canne da pesca" lessi che la canna ideale doveva ritenersi quella "monopezzo" pur ammettendo che forse era un po' scomoda da portarsi in giro, capii che forse quello non era il manuale giusto per me.
Il paragrafo si concludeva sostenendo che le canne telescopiche dovevano essere lasciate ai pescatori definiti "da baule d'auto" e "quattro lanci ogni tanto" ai quali si profetizzava "qualche pesce ogni mai"! Più leggevo e più ero infastidito dalla spocchia di chi aveva scritto quelle pagine! Io volevo semplicemente pescare! Non posso permettermi, per denari e tempo a disposizione di essere un professionista!
Proprio in quei giorni in un altro sito Web trovai la segnalazione di una gara di pesca a spinning che si sarebbe svolta in un laghetto artificiale proprio nel paese accanto. Pensavo che non avrei potuto avere occasione migliore per vedere direttamente all'opera chi certamente era più esperto di me. Non avevo mai assistito ad una gara di pesca e rimasi a dir poco sconcertato.
Una cinquantina di pescatori erano distribuiti sulle sponde di questo triste specchio d'acqua di forma squadrata di poche decine di metri di lato. D'un tratto una voce ben impostata, incisa su una cassetta mandata a tutto volume da un registratore diede il via: "tre, due, uno... abbassare le canne!"
Tutti all'unisono lanciarono le loro lenze. Mi ero immaginato di vedere recuperi con tecniche particolari, chessò, alzando e abbassando la canna, facendo pause o dando degli strappetti... Niente di tutto questo! Tutti lanciavano e recuperavano rapidamente e in continuazione, senza alcuna maestria particolare. I lanci più energici finivano addirittura per impigliarsi con i concorrenti sul lato opposto del lago! Ciò che mi lasciò sbalordito però fu il numero di catture: i più fortunati praticamente tiravano fuori una trota un lancio si e uno no!
Appena ferrato il pesce, pochi giri di manovella a tutta manetta e poi, sfruttando l'elasticità della canna, con un potente movimento all'indietro il pesce veniva letteralmente fiondato fuori dall'acqua e quando non finiva direttamente nelle mani del pescatore, cascava rovinosamente a terra a suoi piedi. Slamato con brutalità veniva poi scagliato in una busta di plastica ad agonizzare i suoi ultimi istanti di vita, sovrapposto ad altri strati di suoi sventurati consimili morenti o già trapassati.
E' una fortuna che i pesci non riescano ad articolare suoni udibili per noi umani. Avevo pensato che una gara di spinning la vincesse chi catturava il pesce più grande e chi ne prendeva di più; che magari però qualcuno potesse anche non prenderne per niente... Qua invece anche il più sfigato dopo una ventina minuti, quando la voce registrata impose "tre, due, uno... su le canne!" chiudendo la prima manche, aveva imbustato almeno una decina di trote!
Nella pausa i concorrenti si scambiarono i posti e ne approfittai per sbirciare quali miracolosi artificiali ottenevano quella valanga di catture: rimasi di stucco! Di tutti quanti ho potuto vedere, nessuno utilizzava esche artificiali ma innescava su un amo piombato dei non meglio identificati "camoloni" vivi e vegeti grandi quanto un mignolo!
Mah? non era una gara a spinning? Qui l'unica cosa che ai miei occhi di profano si avvicinava alla mia idea di spinning era la mancanza del galleggiante! Lanciavano e recuperavano, ma dov'era lo sport? Dov'era l'inganno dell'artificiale magistralmente animato dall'esperto pescatore? Dov'era la tecnica? Per riuscire a tirare fuori i pesci a quel modo probabilmente montavano un filo che avrebbe resistito anche se avesse abboccato un treno! "tre, due, uno... giù le canne!" seconda manche, ricomincia la carneficina... ma che fine farà tutto quel pesce? Se lo portano a casa ne hanno per pranzo e cena per un mese!
La mia determinazione a mettermi a pescare cominciava a vacillare: non era così che me lo ero immaginato. L'idea che accarezzavo era quella di rilassarmi dando nuova vita agli attrezzi di mio padre, ma tutto sembrava contro di me. Non volevo spendere soldi per comprare cose che secondo me avevo già e se l'ambiente dei pescatori era quello delirante del campo di gara...
Cerco nuovamente risposte nella "rete" e finalmente incappo nel sito (Spinning on line) giusto! Ecco qualcuno che parla una lingua comprensibile e condivide quell'ideale di pesca che cominciavo a temere esistesse solo nella mia testa. In una decina di pagine trovo le indicazioni di massima che cercavo: come annodare un cucchiaino alla lenza, come lanciare e come recuperare (anche se dalla teoria alla pratica...) e meraviglia delle meraviglie, mi rendo conto di possedere già tutto quello di cui ho bisogno!
Scopro un'altra cosa che fino ad ora non avevo immaginato, che si coniuga perfettamente con il modo di pescare che in fondo anch'io ho in mente: il cosiddetto "no-kill". Rilasciare quanto catturato cercando di arrecare il minor danno possibile al pesce è proprio quello che fa per me. Però... se dovessi beccare una bella trota non so se riuscirei a mantenermi fedele a questa filosofia! Tant'è. Con rinnovato entusiasmo mi sono quindi preparato alla prima uscita ufficiale.
Fatta la regolare licenza di pesca, mi sono dotato della necessaria autorizzazione per pescare nel lago di Ghirla, che viene rilasciata dalla Provincia a chi ne fa richiesta, in cambio della semplice registrazione delle prede catturate su un apposito carnet.
Una domenica mattina finalmente viene il gran giorno. Prima dell'alba sono sul posto: si capisce già che non sarà una giornata di bel tempo, così come era ormai da qualche giorno.
Lascio l'auto poco oltre un ponticello. In lontananza si sente tuonare.
Scruto l'acqua. Una bollata in mezzo al lago rompe il silenzio. Qualunque cosa fosse era bella grossa!
Ma chi ci arriva fin la con un lancio? Ma ecco che qualche metro avanti a me passano una coppia di "siluri" di buona taglia che non riesco a identificare (più in la nel tempo scoprirò che sono cavedani). Si muovono insieme, quasi all'unisono, come due guardinghi carabinieri di ronda che perlustrano una zona malfamata. L'eccitazione è forte, non so esattamente cosa fare... mi affanno goffamente per cercare di attirare la loro attenzione sulla mia esca. Quando riesco ad avvicinarmi con un lancio (...più o meno beninteso!) non mi degnano di alcuna reazione. Pensavo che l'esca cadendo lì vicino magari li spaventasse... niente. Neanche una piega! Dopo poco, forse impietositi dai miei tentativi, pigramente scompaiono nelle profondità lacustri, lasciandomi libero di muovermi alla ricerca di altre zone da saggiare.
Mi incammino così lungo il lago dalla parte della montagna. Il cielo è grigio. La stradina diventa uno sterrato che si infila sotto gli alberi. Cammino e cammino. Ogni cento o duecento metri lascio il sentiero e guadagnata la riva comincio a lanciare. Provo rotanti, ondulanti, qualche pesciolino... niente! Ogni tanto sentendo strattonare la lenza ho un sussulto! Ma le alghe recuperate mi disilludono... Impagabile comunque il batticuore quando ancora ignoravo l'origine di quella resistenza! Un cucchiaino resta beffardamente appeso ad un albero. Un altro riposerà in eterno sul fondo del lago, incagliato chissadove. La mattinata trascorre così e in un attimo è giunta l'ora di tornare casa. Comincia a gocciolare e devo rassegnarmi a tornare a casa a mani vuote; come dicono gli esperti un "cappotto". D'altra parte non potevo pretendere niente alla prima uscita... e poi, con un'attrezzatura d'epoca come la mia...
Allungo il passo e arrivo all'auto sotto una pioggerella leggera. Nel baule ho un'altra canna che avevo lasciato come seconda scelta. E' una telescopica appena troppo lunga rispetto a quanto consigliato dagli esperti. Monta un vecchio mulinello al quale mio padre aveva sostituito il pomello della manovella che si era rotto, con un pezzo "forgiato" artigianalmente, forse dal legno di un manico di scopa. Decisamente l'aspetto di quella canna non è molto professionale. Visto che è la prima uscita decido di provarla per valutarne le caratteristiche.
Ripongo quindi la due pezzi che ho usato per tutta la mattina e cerco nella scatoletta un cucchiaino che mi ispiri. Fino ad allora avevo usato soltanto esche nuove da me acquistate, forse nel timore di perdere qualche prezioso pezzo della mia eredità paterna. Finisco invece per scegliere un vecchio rotante in metallo giallo oro un po' ossidato, con l'ancoretta agghindata da uno spettinato fiocchetto di lana rossa. Non portava l'indicazione della misura ma a occhio direi un n. 3. Raggiungo la riva senza cercare un posto in particolare, in fondo voglio solo provare qualche lancio. Il primo è quasi comico: la telescopica è molto più flessibile rispetto alla due pezzi e la mia esca finisce rumorosamente in acqua a pochi metri da me. Ci riprovo e va decisamente meglio. Grazie all'elasticità della canna, l'esca anche se leggera vola lontano fino a lambire un canneto: sudo freddo! Non vorrei impigliarmi un'altra volta e perdere il cucchiaino. Recupero con decisione.
Ad un tratto la lenza non la sento più, mi sembra quasi che non ci sia più niente da recuperare, ma è un istante... subito dopo comincio a faticare.
Ecco, lo sapevo, mi sono impigliato un'altra volta! Se me ne fossi tornato a casa mi sarei risparmiato almeno un'esca. Ma ecco che la canna si piega e la lenza parte e si sposta tutta da una parte, verso il largo, poi di colpo verso il canneto. Recupero forsennatamente! Il cuore mi batte a mille! Ma chi se lo ricorda di regolare la frizione... Tiro un po' la canna, qualche colpo di manovella. Incredulo mi dico "cazzo! ho preso qualcosa!"
Onestamente non saprei dire se per portare a riva quel pesce mi ci sono voluti dieci minuti o dieci secondi, proprio non lo so. Fatto sta che una volta arrivata nell'acqua più bassa la resistenza della mia preda si affievolì consentendomi di tirarla in secco.
La pioggia adesso è decisamente insistente. La mia cattura è uno splendido luccio, a occhio direi intorno ai cinquanta centimetri. Ha una livrea verdastra dal disegno vagamente tigrato.
E' molto più bello di quelli fotografati sul libro: questo è il mio primo luccio! Sono emozionatissimo! Di colpo realizzo che devo liberarlo al più presto: sono intimorito da quella bocca famelica e un po' anche da quello sguardo truce, ma mi faccio coraggio. E' agganciato in maniera molto superficiale (un vero miracolo che non si sia slamato!) e in un attimo lo sgancio. Lo tengo saldamente con entrambe le mani e lo rimetto in acqua. Per un attimo se ne sta immobile girato su un fianco, poi di colpo si raddrizza e se ne va rapido con un rumoroso guizzo.
Per alcuni istanti resto inebetito sotto la pioggia. Poi raccolgo la canna e lancio di nuovo varie volte, prima ancora là vicino al canneto. Poi più a destra. Poi più verso riva. Niente da fare.
In auto, guidando verso casa sotto quello che ormai è un temporale, rifletto sulla mia prima uscita di pesca a spinning. Obbiettivamente era stata una bella esperienza anche prima della cattura. Il posto è bello e tra andata e ritorno ho camminato parecchio. Lanciare è un piacevole esercizio. Scegliere l'esca è un'intrigante strategia, che quando si rivela azzeccata da una soddisfazione tutta particolare. Adesso so di aver trovato un gran bel passatempo.
Soprattutto sono compiaciuto di aver preso un pesce (un pesce vero, combattivo, e per le mie ambizioni di novello pescatore anche abbastanza grosso) non con una canna spaziale "monopezzo" in carbonio con mulinello da competizione, ma proprio con quella che sembrava la meno adatta. Mi appaga più di tutto però il fatto di aver preso quel pesce stringendo tra le dita proprio quel pomello in legno fatto da mio padre con le sue mani!
Ebbene sì, sono proprio diventato un pescatore della domenica, figlio di un onesto pescatore della domenica, e ne sono fiero!
Sono uscito altre volte a pescare. Il mio bottino della scorsa stagione si riassume in un solo altro luccio un po' più piccolo del primo e diversi persici al limite della taglia minima. Ho avvistato altre volte quelle "coppie di carabinieri" che però mai mi hanno degnato della loro attenzione; non ho nessuna intenzione di mollare il colpo e quest'anno ci riproverò. Ho pescato con vari tipi di cucchiaini, pesciolini finti, vermoni di silicone.
Anche se non ci ho mai preso niente mi sono divertito a insidiare i boccaloni con dei divertenti "popper" ricchi di piume colorate. Devo sicuramente affinare la mia tecnica. Ho comprato anche una ranocchia in silicone, ma non ho ancora avuto l'ardire di usarla.
Nelle mie uscite sul lago di Ghirla solo una volta ho incontrato un altro che pescava a spinning. Alcuni pescano a fondo, altri col vivo, tutti decisamente con risultati migliori dei miei.
Cappotti totali ne ho avuti tre o quattro: mi ha scocciato certo, ma non mi sono mai sentito mortificato. Una volta vinco io e una volta vince il pesce.
D'altra parte se uno fosse sicuro di vincere sempre dove sarebbe il divertimento?
Quando ho deciso di pescare da sportivo mi sono detto che non avrei mai usato un guadino e non l'ho mai fatto. Non me lo porto neanche dietro.
Dovrei ripiegare gli ardiglioni delle ancorette ma ho paura che finirei per perdere anche quei pochi pesci che raramente si attaccano alla mia lenza.
Appena sarò più esperto lo farò. Anche quest'anno mi limiterò a pescare sul lago di Ghirla: non mi sento ancora pronto per andare a giocare "fuori casa".
La mia attrezzatura quest'anno però si arricchirà di un nuovo pezzo, fondamentale anche se non proprio supertecnologico: un paio di stivali un po' più alti...

Lorenzo Franchini
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Il pescatore di tempo - di Michele Marziani
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